BIOGRAFIA 2019-03-07T17:11:55+00:00

Vincenzo De Moro

Vincenzo De Moro è nato a Taurianova in Provincia di Reggio Calabria nel 1952 è docente abilitato in discipline artistiche, vive ed opera a Roma. 

Diplomato nel 1977, all’Accademia di Belle Arti di Roma in scenografia nel corso tenuto da Toti Scialoja (di cui è stato assistente) ed Alberto Boatto.

Le sue opere sono state esposte in mostre individuali e collettive, alcune fanno parte di collezioni pubbliche e private.

Hanno scritto di Lui

  • Toti Scialoja (Artista, scrittore, scenografo ,insegnante e Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Roma)
  • Ludovico Pratesi (Critico d’arte di “la Repubblica”)
  • Carlo Serafini (Arista, scenografo e costumista)
  • Sergio Rossi (Critico d’arte e insegnante di storia dell’arte moderna presso l’università la Sapienza di Roma)
  • Anna Maria Fazzari (Avvocato e Presidente dell’Associazione Culturale “Abbadia”S. Martino)
  • Francesco Mormando (Insegnante di Lettere e Filosofia)
  • Stefania Pieralice
  • Gianni Dunil (critico d’Arte)
  • Daniele Randini Tedeschi

In foto:
Zero Spaccato, 2014, 146 x 137 cm, pigmento naturale su canapa

VEDI L’OPERA
1981 – “Circolo Forestieri” Martina Franca
2003 – Centro Culturale polivalente – Piazza Calvario – CITTANOVA (RC)
“Opere Recenti”
2004 – Libro Galleria al FERRO DI CAVALLO – via di Ripetta – ROMA (RM)
“Opere Recenti”
2010 – via Giorgio Scalia 10/b ROMA – in collaborazione con Pro Loco Roma
“Vincenzo De Moro”
2011 – via Giorgio Scalia 10/b ROMA – in collaborazione con Pro Loco Roma
“Ceramiche 2011”
2013 – via Giorgio Scalia 10/b ROMA – in collaborazione con Pro Loco Roma
“Opere recenti”
2014 – Campidoglio, presso la sala della Protomoteca, Roma
2016 – via Giorgio Scalia 10/b ROMA – in collaborazione con Pro Loco Roma
“Il Rosso e il Nero”
2018 – via Giorgio Scalia 10/b ROMA – in collaborazione con Pro Loco Roma
“Retabli ed altre opere”

1976 – Galleria “La Pigna” Centro artistico culturale – Roma
1989 – “Tre Pittori” Comuni di S. Ilario D’Enza e Cavriago, Reggio Emilia
1990 – “Tre Artisti e la Pittura” – Libro Galleria al FERRO DI CAVALLO – via di Ripetta – ROMA (RM

Museo Vittoriano Roma / Aprile 2017[…Le sue opere paiono sprigionare un energia intrinseca, sensazione amplificata dai segni del pennello e dal gesto pittorico. DeMoro rappresenta in questa occasione espositiva la recente scultura “metronomo”, realizzata in ceramica. Poggiata su un sottile basamento metallico, la scultura ha una sezione circolare bianca che ingloba un rettangolo azzurro unito ad un elemento nero. Quest’ultimo, vero soggetto dell’opera, ricorda la forma di un metronomo, strumento utilizzato in musica per la scansione ritmica del tempo. L’artista manifesta nel caso specifico la sua abilità destrutturante in grado di evocare tramite i pochi elementi il ticchettio ritmato dell’oggetto…] Gianni Dunil

Dalla “Buona Pittura” alla Video-art

Museo nazionale di Castel s.angelo / 8 Febbraio – 20 Aprile[…sul versante della pittura astratta, un artista come Vincenzo De Moro, uno dei migliori allievi di Toti Scialoja, presenta a prima vista notevoli somiglianze con Grazys: ad esempio stesse matrici informali,stesso uso libero del colore, ma poi le affinità finiscono qui e la specificità “mediterranea” di De Moro emerge nel nitore classico delle sue scansioni cromatiche come in Marsia dove su uno sfondo nero e grigio pece, che l’artista tratta con tale sapienza da renderlo quasi luminoso, dialogano due rettangoli di verde e di blu in un dipinto di grande equilibro formale e di sonorità come smorzate e appena ravvivate da una striscia rossa relegata nei margini…] Sergio Rossi

Grazie Italia

Palazzo Albrizzi Capello / 57° biennale di Venezia / 2 ott – 26 nov[…Quello a cui punta DeMoro è un atto di comunione; trafuga i colori dalla realtà inserendoli in una dimensione altra al fine di avvicinare l’opera al fruitore, attraverso pennellate strazianti e cariche di pathos. La produzione dell’artista è un tentativo ossessivo e lacerante di trasporre il proprio essere, il proprio “io” più recondito nella superficie pittorica: motivo per cui le tele sono sempre di dimensioni notevoli. Contesta la definizione prettamente estetica di opera d’arte, mostrando all’interlocutore, il ruolo predominante svolto dalle idee nelle sue opere. Trovarsi di fronte ad una delle sue tele significa infatti non porsi nessun tipo di barriera lasciando fruire le emozioni in maniera sincera ed istintiva, quasi sospendendo la propria corporeità, al fine di ottenere un decondizionamento della percezione, così da poter raggiungere quello status che è naturalmente insito nei bambini: la spontanea estasi spirituale. Come nelle produzioni teatrali del rivoluzionario regista, Grotowski, le opere di DeMoro impongono allo spettatore un ordine processuale che consta in quattro fasi: contatto-osservazione-stimolo-reazione. Non è un lavoro su se stessi, ma un lavoro con se stessi. …] Stefania Pieralice e Gianni Dunil

ATLANTE DELL’ARTE CONTEMPORANEA

edizione DeAgostini 2019 pag. 889

Vincenzo DeMoro è presente alla pagina 889 con un opera pittorica: Zero Spaccato e una scultura: L’Attesa.

All’interno una recensione descrive il suo stile e il suo pensiero artistico.

Dipingere è per me quello che doveva essere per i pittori antichi: semplicemente un modo di “imitare per amore”. L’uso dei pigmenti mi riporta alla tecnica di Giotto, il contenuto alla mia storia.

V.DM

La superficie è interpretata come una vicenda di segni e di colori colti nel momento di uno strapparsi da loro stessi.

V.DM

Nelle mie opere i colori lottano, sviluppano una tensione che può sfociare a volte nella contraddizione.

V.DM

Quando dipingo utilizzo la pennellata automatica che diventa uno strumento per indagare all’interno del mio animo.

V.DM